Guida galattica per fantaregisti

Diciamocelo sinceramente: Interstellar fa abbastanza cagare.
Per carità, come hanno detto tutti i critici visivamente è molto godibile, specie se consideriamo che Nolan l’ha girato su pellicola, lasciando poche scene alla computer grafica. Ma poi a dirla tutta anche Nolan comincia a sfracellare le palle, e soprattutto il suo seguito di fan adoranti, non molto dissimili dai veneratori di Burton, Tarantino o Matteo Salvino.
Comunque, come dicevo, è stato proprio un piacere per gli occhi passare tre ore nel multisala a guardare quel film di merda. E per fortuna che l’UCI ci aveva regalato due biglietti omaggio per l’occasione, sennò ero ancora lì a tirare moccoli. Voglio dire che quando uno ha la pretesa di paragonarsi anche solo lontanamente a Kubrick e al suo masterpiece di cui abbiamo una diapositiva nell’header di questo blog, almeno potrebbe evitare di inserire qua e là dialoghi presi in prestito dallo script di Crossroads – Le strade della vita, o tentare di dare ai personaggi un minimo di spessore in più rispetto a quello dei preservativi ultrasottili al sapore di guaranà.
Non voglio entrare nel merito degli errori scientifici che sono stati paventati da molti delusi, perché mi metto nei panni del minchione qualunque ignaro delle leggi della fisica che semplicemente non vedeva l’ora di vedere sto film cascasse il mondo anche se di domenica con la pioggia e nel cinema più preso d’assalto del capoluogo della propria regione (in pratica io). Però non è possibile che uno che si fregia di essere un regista coi controcazzi mi propini l’ennesima scena familiare con bambina isterica che non si fa una ragione del fatto che il padre astronauta debba partire per una missione.
Che poi fa ridere perché la bambina in questione è una bambina brillante e molto dotata. Quindi una bambina brillante e molto dotata che però non riesce a capire che per essere un astronauta devi necessariamente salire su un’astronave, la quale, presumibilmente, ti porterà a viaggiare nello spazio, quindi a levarti dai coglioni PER MESI, forse addirittura anni. Va be’, ma è solo una bambina di dieci anni brillante e molto dotata, come può capire un ragionamento del genere?
Comunque il protagonista, per la cronaca, si rimette in sella per questa missione dopo anni di inattività, senza avere la minima preparazione per il viaggio interstellare che sta per intraprendere, che prevede tra le altre cose l’attraversamento di galassie, buchi neri, buchi di worm e altre amenità del genere. Una cosa perfettamente comprensibile, proprio come faccio io quando vado a fare due passi per via Manzoni.
Divagando ho dimenticato di specificare che in questo scenario futuristico Kubrick ha filmato l’allunaggio fake e la sopravvivenza dell’umanità è minacciata da tempeste di sabbia ormai insostenibili (specialmente dal punto di vista narrativo); il NORAD, nel frattempo, si è trasferito nel posto “più inaccessibile del mondo” (sic!) ovvero la periferia del Wyoming o del Minnesota, protetto da un’inviolabile rete metallica come quella del campetto da calcio di Collevario, e a meno che non siate una coppia in cerca di un posto appartato per farsi una sveltina nel retro di un fuoristrada, di sicuro non lo trovereste mai. La NASA, in questo futuro prossimo venturo apocalittico, è stata smantellata per questioni di crisi, anche se ivi, ossia sempre nella periferia del Nebraska, continua ad operare in gran segreto: è stata talmente smantellata, infatti, che ha i fondi per costruire alla chetichella un missile spaziale per questa missione seCretisssima, nel laboratorio accanto alla sala riunioni, e perfino per farlo decollare (sempre senza che nessuno se ne accorga).
Gli androidi di cui gli uomini si servono in questa realtà hanno una certa quale somiglianza con il monolite di kubrickiana memoria. Così, tanto per fare citazioni a cazzo. E il titolo del tema principale della colonna sonora è Also sprach Zimmerthustra.
Comunque glisserò su un sacco di roba che perfino una minchiona qualunque ignara delle leggi della fisica come me è riuscita a notare, per giungere all’acme di questo lungo(troppo lungo)metraggio: mentre tre astronauti sfigati (perché quello più sfigato è morto per una disgrazia, ovviamente) in orbita in una galassia sconosciuta non sanno più che pesci pigliare perché non hanno abbastanza carburante per raggiungere tutti i pianeti potenzialmente abitabili segnalati dalla precedente missione, la quota rosa della squadra incomincia a fare un discorso sull’amore che regola l’universo… io ero lì, con la faccia di chi già da un po’ ha iniziato a sentirsi vagamente gabbato, e pensavo… MA CHE CAZZ??
Nel frattempo sulla Terra sono trascorsi dei decenni e la bambina isterica brillante e molto dotata è diventata una scienziata isterica brillante e molto dotata; quando a un certo punto suo padre, cadendo in un buco nero, finirà in un tesseract pentadimensionale situato dietro la libreria di casa e cercherà di comunicare con lei tramite codice morse (che si rivela essere lo stesso fenomeno inspiegabile che apre la vicenda di questa famiglia americana sull’orlo di una crisi di nervi… là! Mettiamo la spunta anche sul paradosso temporale ☑️ ), lei avrà un’improvvisa folgorazione e intuirá che dietro la libreria, quando era ancora una bambina isterica brillante e molto dotata, c’era sempre stato suo padre che cercava di parlarle dal futuro, tanto che se ne torna al NORAD a elaborare una teoria in merito riuscendo perfino a venirne a capo. Come ha fatto la nostra scienziata a capire che si trattava di suo padre? Cosa la rende così sicura di un’ipotesi tanto improbabile? Ma perché, è così importante a questo punto dilungarsi sull’argomento quando c’è ancora almeno una decina di topoi fantascientifici da sviscerare a mezz’ora dalla fine del film? Certo che la gente ha di quelle pretese oh.

Detto ciò, senza scendere nei dettagli del finale, nella poetica scena conclusiva il protagonista, che non sa più come passare il tempo, sale di nascosto su uno shuttle mentre il custode si gira a guardare altrove per un momento, e decolla alla volta dell’astronautessa che blaterava d’amore, che nel frattempo è precipitata casualmente sull’ultimo pianeta potenzialmente abitabile, che per fortuna si rivela veramente abitabile (nessuno si era sognato di andarci, nel frattempo: aspettavano solo che lui tornasse dalla quinta dimensione per rispedirlo subito in orbita), e questo dopo che un astronauta reduce dalla precedente missione esplorativa aveva attentato alla loro vita e danneggiato irreparabilmente l’astronave, ma non vi dico come viene a sapere che lei è lì perché vi rovinerei la visione di questo film. Di merda.

*Casomai qualcuno volesse approfondire l’argomento senza bruciare tre preziose ore della propria vita come ho fatto io, comunque, qui su Proeliator troverà pane per il suo salame.