La Forza del Risveglio

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Tanto tempo fa, in una vita lontana lontana chiamata Seconda Metà Degli Anni ’80, una bambina, grazie al padre appassionato di fantascienza, cresceva felice e ignara di ciò che l’aspettava negli anni a venire, all’ombra della Trilogia Originale.

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Allora, facciamo il punto della situazione: nel 1999, quando avevo sedici anni, decisi che sarei andata al cinema per vedere La minaccia fantasma solo ed esclusivamente per amore di Liam Neeson. Ebbene, quando uscii dal cinema ero talmente scioccata e inorridita che da quel giorno non ebbi più il coraggio di guardare un altro dei restanti prequel.
Sedici anni esatti dopo (coincidenze? Io non credo), ovvero un paio di settimane fa, ho deciso che sarei andata al cinema per vedere Il risveglio della Forza solo ed esclusivamente per amore del mio fiansè. Ebbene, quando sono uscita dal cinema ero talmente scioccata e inorridita che da quel giorno ho perfino rivalutato La minaccia fantasma, e ovviamente col cazzo che andrò a vedere un altro dei restanti sequel, mannaggia all’amore e a chi l’ha inventato. E non faccio nemmeno lo sforzo di recensirlo, tanto lo sappiamo tutti che fa cacare, che altro c’è da aggiungere? Niente, è pura e semplice merda sciolta.
Fatta questa doverosa premessa, lo scrivo qui in via del tutto ufficiosa e confidenziale, mi sono accordata giusto un’oretta fa con un gran bravo ragazzo grazie al quale ho portato ad un punto decisivo la missione che in questa sede chiameremo Per amore di Guerre Stellari; un amore che è stato messo a durissima prova in tutti questi anni ma che a breve, e penso di poterlo dire con sicurezza, verrà ampiamente ripagato, perché dopo anni di inutili ricerche nel uéb di una pidocchiosa versione priva di deliranti aggiunte posticce (sí occhei ho scaricato quella dei contenuti speciali dell’edizione limitata del 2006 ma i titoli di testa sono in inglese sottotitolati), ho fatto miei i tre VHS originali dell’edizione del 1995, cioè l’ultima prima della prima edizione rimaneggiata del ’97 che da quel momento in poi è diventata lo standard. A questo  punto vi starete giustamente chiedendo “Embè che ce frega dell’edizione VHS del ’95? Fosse stata la primissima 77-80-83 potremmo capire, ma quella del ’95 che c’ha di speciale? Perché non quella del ’91 o del ’93?”; ma perché quella del ’95, cari amici, è l’unica versione pre-ritocco in formato widescreen, vale a dire nell’odierno 16:9 anziché nel tragico 4:3 di tutte le altre edizioni home video precedenti; il che significa che 1) potrò finalmente dire di avere anche io la trilogia in edizione non piratata, la quale, punto numero 2) verrà immediatamente passata su dvd grazie al mio merdaviglioso videoregistratore VHS/DVD, in modo da poter essere finalmente consumata fino alla nausea senza il cruccio o l’ansia del “presto, manda avanti, c’è la scena con i mostri in treddì che cantano nel palazzo di Jabba the Hutt!”, e 3) cosa per me fondamentale, mi scorreranno davanti agli occhi i titoli di testa delle italiche versioni in VHS, cioè con quello stesso glorioso logo ormai dimenticato di cui abbiamo una diapositiva in cima al post.
Sì, esatto. Finalmente mi potrò riguardare in dvd non Star Wars, bensì GUERRE STELLARI. Mica pizza e fichi.

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Come sprecare serate a guardare film di merda – Lost in translation

Stasera, visto che come al solito non avevo una cippa da fare, mi sono dedicata alla visione di “Lost in translation” dopo tanto tempo che ne avevo l’intenzione. Ingenuamente ho sempre creduto che avesse a che fare, almeno tangenzialmente, con robe tipo traduzione, interpretariato, adaptation & compensation e così via; inoltre, una feticista di tardoni come me non vedeva l’ora di vedere le scintille tra un cinquantenne o giudilì e una venticinquenne o giudilì. E invece ho testé scoperto che è un film di merda senza senso, proprio come il suo stupido titolo.
Dunque, per fare una sinossi il più fedele possibile, in pratica c’è il culo di Scarlett Johansson – che gira in mutande per quasi tutta la durata del film – che si è reso conto troppo tardi che Giovanni Ribisi, con cui è sposato da due anni, è un disadattato che balbetta e, udite udite, RUSSA DI NOTTE (no, dico, se non è questo il massimo dell’antiromanticismo!!1!1 No cioè, ke sfigato!!1!); i due soggiornano a Tokyo per non si sa quale motivo, o meglio, si capisce in seguito perchè tra una balbuzie e l’altra Ribisi fa capire allo spettatore che è un fotografo delle starz (cioè, di starz un po’ scarse, come lui del resto). Il culo della Johansson invece si è laureato in filosofia, perciò è un intellettuale, e questo lo fa sentire a disagio quando si confronta con il mondo frivolo e superficiale nel quale lavora il suo rincoglionito e buffo marito; il fatto poi che si trovino in questa città così lontana dagli Stati Uniti e così bizzarra e strana, piena di cose così poco americane e di questi giapponesi che sono così ridicoli col la loro R pronunciata come L e fanno cose veramente troppo strane e diverse da quelle del mondo occidentale, provoca ulteriore ansia al culo della Johansson che quindi la notte non riesce a dormire.
Nel frattempo si trova nello stesso albergo anche Bill Murray che non si capisce bene che tipo di mestiere faccia, insomma è un attore americano in declino o forse un attore americano che va un sacco in Giappone, questo non si capisce bene, però si capisce che lui è lì per girare uno spot da ben due mylyony dy dollary per un uísky tipo il Vat69 e che è scazzato non poco; del resto i suoi collaboratori giapponesi sono degli imbecilli che stanno tutto il tempo a comportarsi in modo educato e gentile (ke sfigati!!12!), e oltre a ciò anche Bill nota che Tokyo è piena di gente che parla un inglese con accento non americano o addirittura che parla giapponese (!!1!), e questo lo mette un sacco a disagio e non lo fa dormire la notte, per non parlare di sua moglie che normalmente non lo caga di striscio ma poi quando è in giro per il mondo lo tempesta di fax per chiedergli che sfumatura di rosso voglia per il suo studio o di che lunghezza preferisca le mensole della libreria. Tutto questo per dire che il matrimonio dopo l’arrivo dei figli è duro, gente, e che quindi se durante il film gli scapperà via l’uccello per andarsi a infilare nel culo della Johansson non dovrete stupirvi. E va be’, penso tra me, in fondo è per questo che l’ho scaricato, perciò pur se molto titubanti andiamo avanti e vediamo dove va a parare.
Allora una delle varie sere in cui non riescono a chiudere occhio, i due (il culo della Johansson e Bill Murray) si incontrano al bar dell’albergo e fanno una chiacchierata di circostanza, del tipo “Tu che fai? Io sono giovane, tu sei vecchio, ma com’è essere sposati per venticinque anni? Eh lo so, qui in Giappone parlano tutti giapponese e i loro programmi televisivi fanno cagare, comunque sto pensando intimamente che ti vorrei scopare però non lo dico perché questo è un film romantico che deve creare delle aspettative perciò mi limito a fissarti intensamente, ok buonanotte a domani”.
Nel frattempo, guarda un po’ che culo, il marito del culo della Johansson se ne deve andare per un paio di giorni a fare foto, momento in cui uno finalmente pensa “Evvai, da adesso in poi sesso a go-go per il resto della pellicola così almeno diamo un senso a questo film sfracellacoglioni”; e invece no, perché questo non sarà che l’inizio di una lunga serie di scene e dialoghi privi di senso, spessore e dignità, intrisi di una banalità sconcertante, tipo che si mettono a correre ridendo nel traffico di Tokyo o nella hall dell’albergo (mancava solo che piovesse), o che si fanno le canne a casa di uno mentre cantano col karaoke sempre mentre continuano a fissarsi intensamente e romanticamente anche se noi tutti sappiamo benissimo che vorrebbero reciprocamente scoparsi, il tutto sempre sullo sfondo di un Giappone metropolitano pieno di luoghi comuni e stereotipi che manco er Monnezza con er Chiappetta, al cui confronto battute come “A Chiappe’, su ‘sta fava ‘n se scureggia” sono di una intensità e di una profondità smisurata.
Ovviamente, per condire il tutto con un’ultima spruzzatina di mediocrità, alla fine i due si ritrovano a dormire nello stesso letto senza però fare sesso (lui si limita ad accarezzarle un piede mentre dorme, cioè, ke romantiko!!1!2), cosa per cui questa pellicola di merda è stata osannata all’unanimità da pubblico e critica (perché il sesso è brutto ragazzi, è molto più poetico passare il tempo a dire e fare stronzate senza senso). Ah, e prima che lui se ne torni a casa, la raggiunge in strada e le sussurra una frase che lo spettatore non riesce a sentire (che aura di mysthero e indecifrabilità!), dopodichè risale in macchina mentre lui (il culo della Johansson) si confonde tra la massa informe di giapponesi tutti uguali e riprende a camminare.
Ecco, quando mi trovo di fronte a pellicole imbarazzanti come questa, che riescono a farmi sentire più a disagio di quando vedo la pubblicità di Vagisil contro la secchezza vaginale per ritrovare il piacere nell’intimità, mi chiedo sempre che cazzo di problemi abbiano dentro la testa quelli che l’hanno partorita. Insomma, non dico il TSO, ma qualche anno di terapia da un buon analista secondo me potrebbe essere d’aiuto.

Guida galattica per fantaregisti

Diciamocelo sinceramente: Interstellar fa abbastanza cagare.
Per carità, come hanno detto tutti i critici visivamente è molto godibile, specie se consideriamo che Nolan l’ha girato su pellicola e quasi tutto dal vero, lasciando poche scene alla computer grafica. Ma poi a dirla tutta anche Nolan comincia a sfracellare le palle, e soprattutto il suo seguito di fan adoranti, non molto dissimili dai veneratori di Burton, Tarantino o Matteo Salvino.
Comunque, come dicevo, è stato proprio un piacere per gli occhi passare tre ore nel multisala a guardare quel film di merda. E per fortuna che l’UCI ci aveva regalato due biglietti omaggio per l’occasione, sennò ero ancora lì a tirare moccoli. Voglio dire che quando uno ha la pretesa di paragonarsi anche solo lontanamente a Kubrick e al suo masterpiece di cui abbiamo una diapositiva nell’header di questo blog, almeno potrebbe evitare di inserire qua e là dialoghi presi in prestito dallo script di Crossroads – Le strade della vita, o tentare di dare ai personaggi un minimo di spessore in più rispetto a quello dei preservativi ultrasottili al sapore di guaranà.
Non voglio entrare nel merito degli errori scientifici che sono stati paventati da molti delusi, perché mi metto nei panni del minchione qualunque ignaro delle leggi della fisica che semplicemente non vedeva l’ora di vedere sto film cascasse il mondo anche se di domenica con la pioggia e nel cinema più preso d’assalto del capoluogo della propria regione (in pratica io). Però non è possibile che uno che si fregia di essere un regista coi controcazzi mi propini l’ennesima scena familiare con bambina isterica che non si fa una ragione del fatto che il padre astronauta debba partire per una missione.
Che poi fa ridere perché la bambina in questione è una bambina brillante e molto dotata. Quindi una bambina brillante e molto dotata che però non riesce a capire che per essere un astronauta devi necessariamente salire su un’astronave, la quale, presumibilmente, ti porterà a viaggiare nello spazio, quindi A LEVARTI DAI COGLIONI PER MESI, FORSE ADDIRITTURA ANNI. Va be’, ma è solo una bambina di dieci anni brillante e molto dotata, come può capire una cosa del genere?
Comunque il protagonista, per la cronaca, si rimette in sella per questa missione dopo anni di inattività, senza avere la minima preparazione per il viaggio interstellare che sta per intraprendere, che prevede tra le altre cose l’attraversamento di galassie, buchi neri, buchi di worm e altre amenità del genere. Una cosa perfettamente comprensibile, del resto: chè per caso mi devo preparare studiando la missione, io, quando vado a fare due passi per via Manzoni?
Divagando ho dimenticato di specificare che il NORAD, nel frattempo, si è trasferito nel posto “più inaccessibile del mondo” (sic!) ovvero la periferia del Wyoming (o del Minnesota), protetto da un’inviolabile rete metallica come quella del campetto da calcio di Collevario, e a meno che non siate una coppia in cerca di un posto appartato per farsi una sveltina nel retro di un fuoristrada, di sicuro non lo trovereste mai. La NASA, in questo futuro imprecisato, è stata smantellata per questioni di crisi, anche se ivi, ossia sempre nella periferia del Nebraska, continua ad operare in gran segreto: è stata talmente smantellata, infatti, che ha i fondi per costruire alla chetichella un missile spaziale per questa missione seCretisssima, nel laboratorio accanto alla sala riunioni, e perfino per farlo decollare (sempre senza che nessuno se ne accorga).
Gli androidi di cui gli uomini si servono in questa realtà hanno una vaga, ma che dico, vaghissima somiglianza con il monòlito di kubrickiana memoria. Così, tanto per dire. E il titolo del tema principale della colonna sonora è Also sprach Zimmerthustra.
Comunque glisserò su un sacco di roba che perfino una minchiona qualunque ignara delle leggi della fisica come me è riuscita a notare, per giungere all’acme di questo lungo(troppo lungo)metraggio: mentre tre stronzi di astronauti in orbita in una galassia sconosciuta non sanno più che pesci pigliare perché non hanno abbastanza carburante per raggiungere tutti i pianeti potenzialmente abitabili segnalati dalla precedente missione, quella lì incomincia a fare un discorso sull’amore che regola l’universo… No, non è un refuso del correttore automatico, ho scritto proprio che quella lì, la tipa spaziale, incomincia a fare un discorso sull’amore che regola l’universo. Io ero lì, con la faccia di chi già da un po’ ha iniziato a sentirsi vagamente gabbato, e pensavo… MA CHE CAZZO??
Comunque nel frattempo la bambina isterica brillante e molto dotata è diventata una scienziata isterica brillante e molto dotata che non ha evidentemente superato il complesso dell’invidia del pene; quando suo padre, cadendo in un buco nero, finirà in un tesseract pentadimensionale situato dietro la libreria di casa e cercherà di comunicare con lei tramite codice morse (che si rivela essere lo stesso fenomeno inspiegabile che apre la vicenda di questa famiglia americana sull’orlo di una crisi di nervi… Miiiiiii, il paradosso temporale!!), lei avrà un’improvvisa folgorazione e intuirá che dietro la libreria, quando era ancora una bambina isterica brillante e molto dotata, c’era sempre stato suo padre che cercava di parlarle dal futuro, tanto che se ne va al NORAD a elaborare una teoria in merito riuscendo perfino a venirne a capo. Come ha fatto la nostra scienziata a capire che si trattava di suo padre? Cosa la rende così sicura di un’ipotesi tanto improbabile? Ma perché, è così importante a questo punto dilungarsi sull’argomento quando c’è ancora almeno una decina di topoi fantascientifici da sviscerare a mezz’ora dalla fine del film? Certo che la gente ha di quelle pretese!
Comunque, senza scendere nei dettagli del finale, nella poetica scena conclusiva il protagonista, che non sa più come passare il tempo, sale di nascosto su uno shuttle mentre il custode si gira a guardare altrove per un momento, e decolla alla volta dell’astronautessa che blaterava d’amore, che nel frattempo è precipitata casualmente sull’ultimo pianeta potenzialmente abitabile, che per fortuna si rivela veramente abitabile (nessuno si era sognato di andarci, nel frattempo: aspettavano solo che lui tornasse dalla quinta dimensione per rispedirlo subito in orbita), e questo dopo che un astronauta reduce dalla precedente missione esplorativa aveva attentato alla loro vita e danneggiato irreparabilmente l’astronave, ma non vi dico come viene a sapere che lei è lì perché vi rovinerei la visione di questo film. Di merda.


*Casomai qualcuno volesse approfondire l’argomento senza bruciare tre preziose ore della propria vita come ho fatto io, comunque, qui su Proeliator troverà pane per il suo salame.