Bimbominkierie e riflessioni psicanalitiche della domenica (anche se è giovedì)

Lo ammetto: quello con Andrew (Andrew Garfield, intendo) è stato solo un timido flirt estivo. Del resto, prima di cancellarle per fare spazio al grande amore della mia seconda e tarda fase da bimbaminkia, nello smartphone c’erano solo 82 foto/gif animate nella cartella “Andrew” (ci metto anche “gif animate” perché si capisca che non ho un Aifòn del cazzo, dato che iOS non le legge… AHAHAHAHAH SFIGATI).
Insomma, l’anno scorso ero lì che cercavo di riempire una volta per tutte il vuoto nella mia vita lasciato da Liam Neeson tanti anni fa, ed ecco che mi appare dal nulla sto Spiderman tipo Pirly Potter ma più carino e con gli occhi color cioccolato. Così, sulle prime, ho pensato tra me “Ma guarda come mi sta sul cazzo quel ragazzino allampanato col monociglio, chissà quanto si crederà figo” – anche se in realtà io ero la prima che lo trovava figo, pur mentendo a me stessa. Poi un giorno, cercando disinteressatamente (così ho raccontato a tutti, perché mi dava fastidio provare interesse per uno che mi stava sulle palle) informazioni su di lui, scopro che questo qui è tutt’altro che un ragazzino, perché ha la mia stessa, fottutissima età: un Classe 1983 a cui nei film toccava puntualmente interpretare dei sedicenni. E così il mio cuore ha fatto un tonfo, e da quel giorno è stato solo amore, perché finalmente mi sentivo giustificata a provare nei suoi confronti quel desiderio bruciante e seCreto che il mio subconscio aveva ritenuto illecito fino a quel momento, datosi che in realtà non era un ragazzino ma un tardone fatto e finito come la sottoscritta. Sono stati momenti felici, non lo nego: Andrew è stato un piacevole diversivo grazie al quale ho ricominciato a provare l’ebbrezza di cercare foto su Google che non riguardassero esclusivamente domotica, arredamento d’interni e soluzioni salvaspazio minimal-chic. Col passare del tempo, però, il desiderio nei suoi confronti si è affievolito inesorabilmente: la cartella “Andrew” era rimasta ferma a quelle 82 foto/gif animate, e ormai quell’insopportabile vuoto nella mia vita era tornato prepotentemente a galla, riflettendosi sulla cartella di immagini “Piante d’appartamento e fontane zen” che al contrario cominciava drasticamente a riempirsi. Decisamente, l’amore per Andrew non era stata che un’illusoria, fugace cotta temporanea; la desolazione era tornata di nuovo a farla da padrona nei miei sogni erotici tardoadolescenziali, e minacciava di intensificarsi ogni giorno di più fino alla definitiva accettazione del fatto che non avevo più sedici anni da almeno sedici anni.
E poi, come un fulmine a ciel sereno, è piombato nella mia vita LUI. Con i suoi supermegamuscoli color sandybrown (caramello sarebbe stato forse più evocativo ai fini della descrizione, ma non sarebbe stata la giusta tonalità di marroncino), il suo metro e novanta circa di meravigliosità incontenibile, i suoi capelli lunghimossibagnati e neri e gli occhi ancora più neri, il suo sorriso da spaccone prepotente della Quinta B, la sua barba folta, le sue sopracciglia folte e i suoi peli folti perfettamente distribuiti in ogni parte del corpo, bello da togliere il fiato, bello e impossibile con gli occhi neri e il suo sapor mediorientale, bellobellobello in modo assurdo, lo guardavo distrattamente saltare come un grillo da una parte all’altra del ring ogni fine settimana sul canale 26 del digitale terrestre, a torso nudo e con i pantaloni attillati che gli fasciavano quelle chiappe semplicemente favolose e quei quadricipiti da sesso non stop h24, e dentro di me pensavo “Ma non è che per caso mi sto bruciando il cervello con questa puttanata del wrestling perché inconsciamente mi piace questo qui?”.
Senza andare troppo a scavare nel mio subconscio, alla fine mi sono resa conto che del wrestling non me ne fregava un benemerito cazzo, e che il motivo per cui lo guardavo ogni domenica in effetti era proprio quello. Che poi in realtà non è solo una questione estetica: ci sono un casino di ragazze che stravedono per i personaggi belli e dannati, quelli che sono leali e coraggiosi ma che la vita ha portato a fare scelte dure, a isolarsi dal mondo perché non credono più in nessuno, nemmeno alle previsioni del Meteo.it per l’ora seguente; un casino di altre ragazze si innamorano dei personaggi goffi e timidoni, quelli con gli occhi grandi e un cuore ancora più grande che straripa seCretamente d’amore per la loro amata che di solito è l’amica del cuore dell’asilo; un casino di ulteriori ragazze poi vanno pazze per i villain veri e propri, quelli spietati, cinici e caustici, senza un briciolo di pietà nemmeno per la cassiera del supermercato che non ha più soldi spicci da dare come resto, gelidi e sprezzanti, pure un po’ stronzi, come l’Innominato di manzoniana memoria che faceva il bello e il cattivo tempo dal suo castellaccio su quel ramo del Lago di Como che volgeva a mezzogiorno. Ecco, io invece sono sempre stata perversamente attratta dai tipi alla Don Rodrigo, che minchioneggiava dal suo palazzotto, quelli cioè che, prepotenti e pieni di sé, nemmeno tanto svegli, ad un certo punto della storia commettono un mega epic fail e si sputtanano alla grande davanti a tutti, facendo una figura di merda epocale: in parole povere i cattivi-coglioni, proprio come il personaggio interpretato dall’attuale monopolizzatore dei miei turbamenti.
Mi ricordo che il mio primo amore dei cartoni animati, a 4-5 anni, era stato proprio un tipo così: mi pare si chiamasse Glenn ed era un lupo rubagalline mezzo barbone e sfigato che viveva ai margini di Maple Town, la ridente cittadina del bosco. Io lo amavo, Glenn, davvero. Amavo la sua dabbenaggine, amavo il fatto che gli andasse sempre tutto storto, e mi irritava il fatto che fossi l’unica a comprendere la complessità del suo personaggio che non poteva essere semplicemente liquidato come “cattivo”, perché lui era quello che si credeva astuto ma che in realtà era solo un inetto incapace di infinocchiare un qualunque orsacchiotto con la salopette e la camicia da boscaiolo – una cosa che trovavo estremamente affascinante.
Ecco, penso che sia anche per questa influenza erotica che Glenn il lupo sfigato esercitava su di me ai tempi dell’asilo che alla fine mi sono innamorata del wrestler cattivo e coglione. O forse sto solo cercando di dare una giustificazione edipica alla mia crisi di mezza età, che detto fra noi non è bella per niente, non è. No, dico, ottocentocinquantacinque foto/gif animate solo nello smartphone, e ha pure tre e dico TRE anni meno di me. Non sto bene mi sa.

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13 thoughts on “Bimbominkierie e riflessioni psicanalitiche della domenica (anche se è giovedì)

  1. Effettivamente Liam Neeson in un paio di film ha tentato di fare concorrenza a sandybrown,
    ma non c’è storia ;).
    In quanto alla tardonaggine, voerrei essere io tardone come te, altro che di mezz’età come ti definisci: io nei tuoi confronti mi sento sempre un po’ Humbert Humbert 😉

  2. carissima,
    io non faccio certo testo in fatto di gggiuovini prestanti e ormonalmente conturbanti.
    sei in evidente stato di obnubilamento delle tue facoltà intellettive – ma succede, anche alle più anzianotte come me.
    infatti, Liam Neeson uber alles – ma il mio sconfinato desiderio cinematografistico va a Geremy Irons. Mi piacciono storti e anzianotty, che ci devo fare?

    • Ahahah assolutamente obnubilata! Se penso che fino a poco tempo fa anche io avevo il debole per i tardoni. Ma quello mi è rimasto ancora, sotto sotto, perciò ti capisco più che bene.
      Nel frattempo, intanto che parliamo, il numero delle foto/gif animate nel mio telefono è arrivato a ottocentosessantacinque.

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