Le Cosmitragiche – Quando Splinder ci lasciò con le chiappe a mollo

Ogni tanto ci ripenso, a Splinder. Da quando ho riaperto il blog qui su WordPress mi sento veramente come in una navicella spaziale alla deriva. Mando segnali alla base, ma dall’altra parte non risponde nessuno; vedo un’altra navicella, la raggiungo, guardo nell’oblò e mi accorgo che all’interno i membri dell’equipaggio fluttuano nell’aria senza vita, in stato avanzato di decomposizione (si intuisce che ultimamente ho visto Gravity, ve’?). Ecco, questo è lo stesso effetto che mi fa ritrovare vecchi blog splinderiani riaperti su altre piattaforme con le migliori intenzioni, e spesso abbandonati a se stessi da quel dì, a secco di carburante.
Su Splinder, invece, si carburava bene. Era una base spaziale piena di vita, costruita mattone dopo mattone da astronauti volenterosi, finchè la bontà del lavoro fatto e i frutti che questo aveva portato non avevano destato l’interesse di una compagnia più grande, la cui offerta non si era potuta rifiutare. Quello che i viaggiatori spaziali non sapevano, però, era che la base era stata acquisita per essere smantellata. Con loro dentro.
Da quando la Tipic Inc aveva ceduto la piattaforma alla Dada, sullo sviluppo di Splinder non era più stato buttato un soldo, il forum di supporto era diventato un posto in cui gli utenti si rispondevano da soli, e le crepe, le infiltrazioni e la muffa sulle pareti erano diventate tangibili. La base spaziale un tempo vitale e fiorente stava lentamente decadendo, proprio come la Nakagin Capsule Tower, totalmente priva di manutenzione; eppure molti hanno continuato ad abitarla fino all’ultimo, prima di sgombrare la postazione e mandare la propria capsula in orbita, vuoi per inerzia, vuoi per affetto, vuoi per orgoglio di appartenenza.
Splinder ci piaceva perchè era una piattaforma a misura d’uomo, più che di blog: come ha scritto un tizio in un articolo, era più analogica che digitale. Nella homepage campeggiava la lista degli ultimi siti aggiornati, grazie alla quale io stessa ho trovato, agli albori della mia esperienza informatica, il blog più significativo tra tutti quelli che abbia mai seguito. È su Splinder che ho conosciuto due delle persone più importanti della mia vita, è su Splinder che ne ho trovate molte altre grazie alle quali ho imparato a diffidare delle teste di cazzo prima che possano mettermelo in culo. Grazie a M’importa nasega e Una splendida festa di morte mantengo ancora oggi dei rapporti che mi fanno apprezzare, nonostante tutto, quei due minuti a settimana che passo su Fèisbuc a scrivere qualche stronzata, perchè i commenti più intelligenti/divergenti/irritanti/stimolanti li ricevo proprio da quelle persone che ho incrociato lì, un tempo, su www.splinder.com.
E poi, alla fine, ci siamo trovati di fronte la wrecking ball. Da tempo non aggiornavo più il blog ufficiale, anche se passavo spesso per tenerlo d’occhio insieme agli altri due che tenevo privati. Eppure quell’avviso in cima alla pagina, freddo, conciso, senza possibilità di replica, all’epoca mi aveva lasciata quasi indifferente. Correva l’anno 2011, e io forse credevo che Splinder sarebbe rimasto lì per sempre. In quel momento non mi ero resa conto di quanto fosse stato importante per me averne fatto parte, presa com’ero dai casini sentimentali legati alla piattaforma, e probabilmente desideravo anche che tutto finisse senza lasciare traccia, per portare via con sè le scorie dei rapporti che avevo stretto con qualcuno e che col tempo si erano incrinati. Ma oggi, qui, persa con la mia capsula nella galassia vuota e silenziosa di una piattaforma costruita da androidi senz’anima, mi pento di averlo pensato; perchè mando segnali alla nuova base, perfetta, aggiornata e dotata di tutti gli optional, e nessuno risponde; perchè da lontano, quassù, vedo quella vecchia rasa al suolo, là dove un tempo eravamo tutti di casa, dove al posto delle macerie e del nulla c’erano tante persone che giravano e si incontravano per i corridoi, salutandosi o mandandosi a fanculo, invece di doversene stare chiusi in un anonimo cubicolo in attesa che qualcuno bussi alla loro porta.

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17 thoughts on “Le Cosmitragiche – Quando Splinder ci lasciò con le chiappe a mollo

  1. Ma Splinder, che è stato il mio approccio alla socializzazione virtuale, e che ha dato anche a me un’amicizia che mi ha cambiato la prospettiva di vita, era come uno di quei piccoli locali, di una volta, dove ci si riuniva , magari la sera, a fare quattro chiacchere fra amici stretti e confidenti,
    FB, no, è una specie di piazza dove conoscenti, il più delle volte occasionali, vociano e le stupidate si mescolano alle cose serie e si fa sempre più fatica a distinguere le une dalle altre; intendiamoci, anche su splinder esistevano cazzoni, ma lì potevi selezionare senza difficoltà e ti rendevi subito conto se valeva la pena continuare.
    Io ho voluto bene a splinder anche se aveva il ban facile e gli ho voluto bene perché mi ha dato veramente molto.

      • Innegabile. Purtroppo facebook è frequentato per lo più da amici in real life, persone che semplicemente non puoi / non è bene rimuovere dalla lista perché sono degli emeriti razzisti o perché scrivono cazzate, ma che se non fossero appunto amici IRL manderesti a quel paese alla velocità della luce con relativo ban perenne.
        Per questo semplicemente non lo frequento 😉

        • Ma infatti io Fèisbuc, per quel poco che lo frequento, lo uso per mantenere i contatti con quelli conosciuti su splinder, oppure per diffondere gli eventi dell’associazione culturale con cui collaboro. Per il resto è veramente inutile, tanto con mio padre, mia madre, mio fratello, il mio ragazzo e le persone con cui esco ci parlo a casa o quando ci esco, appunto.

  2. Provo a riassumere il mio precedente commento molto appropriatamente e coerentemente, come si vedrà, cancellato dal sistema.
    Facciamo chiarezza: Splinder non è morto per caso. Splinder è morto perché i blog erano, e sono tutt’ora, in piena decadenza.
    Quando ho aperto il mio blog – doveva essere il 2006 o 2007 – chiunque aveva un blog, era una moda, uno status. Io stesso l’ho aperto spinto da un amico, che ha in effetti un blog di grandissimo spessore e successo.
    In realtà poi la maggior parte di essi erano o persone che non avevano molto da dir, o persone che avevano molto da dire ma nessuna voglia di leggere (blogger write-only, il che non è di per sé una colpa).
    Tuttavia, come tutte le mode, non venivano aperti per necessità, ma per status. Mancava un prodotto “più fit”, ed esso è arrivato poco dopo: facebook.
    Lì chiunque scrive, interagisce, più spesso semplicemente condivide contenuti di altri (o condivisi a più riprese), commenta, fa like, eccetera. Tutt’altro impegno rispetto il blog, che richiede in prima istanza di saper scrivere o condurre un discorso, poi anche di saper leggere (almeno i commenti) e si calcola che una grossa fetta di persone non è in grado di leggere e comprendere un testo superiore alle poche righe.
    Ma non è neppure corretto pensare che sia facebook ad aver ucciso i blog: son state le persone che hanno smesso di usarli perché desueti. Ora sto scrivendo da pc, ma la prima versione di questo commento, in modo molto appropriato, l’avevo inserito dal mio smartphone, con tutte le difficoltà del caso, nonostante lo schermo di oltre 5″, figurarsi su un 4.3″. L’interfaccia web, l’autenticazione, e la verifica, si sono mangiati il post, con mio sommo disappunto.
    Ma questo illustra perfettamente il problema: il blog è uno strumento poco adatto sia all’interazione, sia all’immediatezza della vita 2.0.
    Interazione: non esiste solo facebook, anzi, il social prolifera (twitter, linkedin, storify, i forum, foursquare), e il blog è invece di per sé poco adatto. E l’immediatezza, appunto, l’interfaccia è troppo macchinosa per il mio smartphone dove di solito leggo i miei feed (usando feedly peraltro) . E, porta pazienza, il tuo wordpress non aiuta affatto a tenere i rapporti, perché per esempio non installi disqus o qualcosa del genere? tra dieci minuti il mio cervello sarà su qualcos’altro e difficilmente mi ricorderò di tornare qui a verificare se ci sono risposte.
    Pertanto, il succo del discorso è che i nostalgici di splinder devono arrendersi all’evidenza che il mezzo è cambiato e il blog non è un mezzo social; lo è stato per poco, ma i fatti dimostrano che non lo è. Forse avevano ragione i writer in modalità read-only, il blog è fatto per lo più per scrivere e saltuariamente interagire tramite i commenti, nulla più. Fenomeno peraltro già visto su usenet, i newsgroup che dal 2004 in poi son declinati fino quasi a sparire.
    Per socializzare c’è altro – nei forum specialistici spesso si finisce per socializzare e parlare d’altro, su fantascienza.com per esempio questo riesce perfettamente 😉

    • Ciao Happy, che piacere vederti da queste parti 🙂
      Non metto disqus o cose del genere perchè wordpress, grazie al cielo, è sia mobile che dotato di un’app bellissima corredata di notifiche, ed è infatti il motivo principale per cui l’ho scelto come nuova piattaforma (i post li scrivo sempre dall’ipad, dall’s4 mini o dall’ipod touch, e personalmente lo trovo comodissimo), e inoltre il mio blog è aperto a tutti, anche a chi non ha un account su WP, perciò chiunque capiti da queste parti può leggere e lasciare un commento. Più imediato, accessibile e fruibile di così si muore 😉
      In piena decadenza… La verità secondo me, caro Happy, è che oggi “social” è sinonimo di “non ho voglia di leggere/scrivere più di tre righe”, e questo è molto grave perchè, mentre prima eri costretto a fare un piccolo sforzo, così ora tutto si è appiattito: in primis le informazioni, che non vengono più rielaborate e discusse ma semplicemente “condivise” con un click, e subito dopo le opinioni, perchè nessuno ha più voglia di andare a verificare la veridicità di quanto viene diffuso con un link; o peggio può accadere che io, grazie all’immediatezza di fèisbuc, pubblichi un articolo critico riguardo alla cosiddetta “primavera araba” il cui incipit è un panegirico ironico su gheddafi, cosicché nella thumbnail appaiano solo quelle prime righe che sembrano una critica a lui, e che subito riceva una pioggia di like perchè nessuno legge davvero l’articolo, tanto che le stesse persone a cui è piaciuto il link postano vignette polemiche contro il regime di gheddafi. Ecco, se “social” significa questo, allora no, i blog non sono social, perchè un minimo di impegno, anche solo nella personalizzazione del template, lo richiedono (e così anche i forum di discussione, io ne frequento diversi da sempre, da prima di splinder, e anche lì un bel po’ di tempo bisogna buttarcelo). E questo appiattimento generale, a mio parere, non è stato casuale: probabilmente l’adesione in massa ai vari twitter/fèisbuc ecc sono solo il risultato finale di tutto ciò, in un’epoca in cui un papa che è stato collaborazionista del regime di videla diventa un eroe per aver detto quattro cazzate false e populiste, in cui un leader politico si misura in base alla capacità di “bucare lo schermo”, in cui le industrie omeopatiche fanno soldi a palate e in cui un truffatore come vannoni riesce a far giungere i suoi metodi “curativi” in parlamento, in cui la superstizione è più forte della ragione, in cui avere una laurea è una discriminante che serve a non farti assumere, in cui se sai vieni preso in giro o tacciato di presunzione, in cui la “cultura” viene delegata a programmi televisivi che sono solo vetrine pubblicitarie di prodotti commerciali, in cui i sentimenti devono essere esibiti e gridati in una piazza mediatica, in cui “bookworm” significa fare a gara a leggere in meno tempo possibile romanzetti fantasy che io mi sarei vergognata di scrivere a quindici anni.
      Io non ho aperto un blog nel 2007 perchè ce l’avevano tutti, l’ho fatto per avere un mezzo per esprimere idee che potessero ricevere un feedback, positivo o negativo non importava purché fosse di stimolo alla discussione intelligente; l’ho fatto per allargare un po’ gli orizzonti confrontandomi con gente distante dalla piccola e gretta provincia marchigiana, visto che l’università in questo non mi aveva aiutata; e così sono cresciuta, con i post miei e degli altri, e inoltre, come ho scritto, nel mare magnum di teste di cazzo e psicopatici con cui ho avuto a che fare ho trovato due persone che mi hanno sicuramente cambiato la vita, in qualche modo. Ti pare poco? A questo dovrebbero servire le interazioni virtuali, a stringere legami con chi altrimenti non potremmo incontrare mai, perché magari loro vivono in toscana o in lombardia e tu a Macerata, perchè magari loro hanno il doppio dei tuoi anni e se li incontrassi in giro nemmeno li noteresti. Sennò che ci stiamo a fare, su internet? A farci le seghe guardando i selfie di una quindicenne deficiente su instagram il cui commento più pregnante ricevuto è “hey bèibe!”? A farci seppellire dallo spam pubblicitario legato ai nostri like sulle pagine di fèisbuc? A scrivere una battuta all’amica con usciremo stasera? Che li spendiamo a fare tutti sti soldi per dei dispositivi dotati di LTE? Per pubblicare le foto delle vacanze a sharm el sheik o dell’ultimo figlio che abbiamo sfornato? Per guardare su iutiùb il video di sara tommasi che ciuccia bene i vasi? E chissenestrafrega se per scrivere questa risposta ci ho messo quindici minuti anziché venti secondi. Del resto che cosa abbiamo di tanto meglio da fare adesso che non facevamo prima quando tutti avevamo un blog? Per quale insondabile mistero un sistema che andava tanto di moda è diventato improvvisamente “desueto”, come dici tu?
      Ma non era di questo che parlavo in questo post. Le mie nostalgiche lagnanze erano tutte rivolte al fatto che Splinder, innegabilmente, aveva delle grandi potenzialità rispetto a WP, a Blogger (che non riesco a capire come possa essere così popolare visto che è uno dei fail più epic di Google dopo Google+), a Tumblr e così via. Ma non è stato aiutato, anzi, è stato proprio boicottato, forse perchè davvero era riuscito dove altri più grandi non ce l’avevano e non ce l’hanno ancora fatta.
      Poi, come diceva qualcuno, quelli che hanno abbandonato subito il blog per migrare su fèisbuc eccetera sono gli stessi che usavano il loro diario virtuale come uno sterile sfogatoio, o per pubblicare foto glitterate con la scritta “buongiorno”; ma quel tipo di utenti, detto tra noi, non li rimpiango di sicuro, anzi, mi tengo volentieri i miei “pochi ma buoni”, così oggi come ieri 🙂

      • La mia era solo un’analisi il più possibile fredda di quel che è successo, senza voler nulla togliere alla tua nostalgia.
        Perché è un dato di fatto, la gente vuole le foto glitterate e commentare i selfie del quindicenne. La gente si è rincoglionita? no, lo è sempre stata. La gente comune è banale, superficiale, incapace di leggere e comprendere un testo di più di tre righe, e da sempre si lascia affascinare dagli ufo e da Vannoni. E non è che spinder è diventato improvvisamente desueto, semplicemente è arrivato un mezzo che meglio si avvicina a ciò che la gente chiede. Il mio però non è un cercare di giustificare la “gente”, solo di capire.
        (stavo per lanciarmi in un pippone pazzesco sull’individualismo e su quanto nomi collettivi come “gente” o “società” siano fuorvianti. Lasciamo stare 🙂 )
        Certo è un peccato che splinder sia morto, e sinceramente non so dire perché non si sia creato qualcosa del genere attorno ad altre piattaforme come WP o anche Blogger. Fatto sta che è come in economia, è difficile capire perché le masse si muovono in un certo modo, anzi, è impossibile, e la vita di tutti i giorni ci dimostra come non è sempre il prodotto migliore quello che vince: semplicemente siamo individui, e le dinamiche di massa sono guidate dai singoli (come i pesci e i bioidi). Studiare la scuola di economia austriaca è illuminante in questo.
        Tutto ciò per dire: non lo so. E’ la domanda stessa che è viziata. Si, la persona media è banale esattamente come lo è nella vita di tutti i giorni, forse un po’ di più perché dietro al pc non deve sostenere un ruolo sociale.
        E dunque l’unica cosa da fare è adeguarsi all’ambiente e sfruttarlo per arrivare a quello che ci prefissiamo. Se non è splinder, sarà qualcos’altro, WP fa un discreto lavoro, l’importante è giungere ad un risultato che ci dia un po’ di soddisfazione.
        E se ciò non dovesse avvenire, beh, esistono mille altri hobby 😉

        Cheers

        • prima l’uovo o la gallina, prima il popolo
          rimbambito guardante merdaset votante il piu schifo
          o berlu stesso? chi è la causa e chi l’effetto?
          per social nework e mezzi di comunicazione digitale è lo stesso,
          la massa ha rincretinito il mezzo o il mezzo ha rincretinito la massa?
          io non credo che uno si inventava un social come fb pensando già con la sua grande lungimiranza di poter cambiare le abitudini e la testa delle persone, non glie lo do sto merito. facebook secondo me ha avuto semplicemente la bottadeculo di nascere al momento giusto, quando la massa un internet stupido già lo voleva. Per splinder&soci invece è stata na sfiga.
          l’accesso di massa a internet, questo l’ha fatto involvere da mezzo un po libero, un po indipendente,un po culturale, un po anarchico a un posto controllato da grandi compagnie dove mettere un po di cavolate riguardanti la vitaccia personale e inutile con fb, un messaggino il piu stringato e banale possibile con twitter e mo solo na foto con insta che già una frase era troppo.
          E visto che alla fine di farsi vedere si tratta facciamo che sdoganare sta strunzt delle foto a culi/facce da culi(non voglio neanche nominare il termine tecnico) senza manco perdere tempo a cercare di fotografare qualcosa di un minimo più interessante..
          Io non sono mai stato molto da blog ma capisco la mancanza di un mezzo di comunicazione e di relazione un po piu alto o almeno piu stimolante. Un posto che colleghi persone e informazioni almeno non ovvie e già sentite. dove conoscere gente vera e magari con ancora qualche cavolo di ideale.
          ok troppo chao

        • Due letture interessanti in merito: “il cigno nero” di Thaleb – per rispondere al fatto “facebook è na botta di culo” – certo che lo è. D’altra parte splinder non è stata solo o semplicemente sfiga, ma il fatto che forse non ha saputo rinnovarsi o adattarsi alla mercato cambiato. Poi avete notato che in Italia non esistono piattaforme informatiche degne di nota? Perché in Italia internet non è mai remunerativa – troppe tasse, troppe leggi idiote, troppe esternalità.
          La seconda lettura consigliata è “Lezioni di economia” del professor Huerta de Soto, un compendio introduttivo e semplice al pensiero economico della scuola Austriaca, per aiutarvi a smetterla di pensare alle masse e pensare di più all’individuo. Il “popolo di internet” è fatto degli stessi individui che incontrate tutti i giorni per strada. Sta a voi scegliervi con quali relazionarvi.

          Cheers 😉

        • Probabilmente è vero, fèisbuc ecc sono quello di cui la gggente aveva bisogno per mettere in piazza più facilmente tutte le idiozie che le passano per la testa. Ed è stato un “merito” di chi per altri scopi ha creato quelle piattaforme averlo intuito. Peccato, perché in questo modo ci siamo dispersi tutti, anche quelli che come noi non avrebbero voluto abbandonare la nave.

        • Personalmente la penso come ujjj, la massa è fatta sì di individui, che però sfortunatamente non sono dotati di pensiero individuale, perchè si sa, è troppo faticoso scartare il cervello dal cellophane e vedere come funziona. Basti pensare a un qualunque meme, uno qualsiasi, di quelli che diventano religione e che nessuno, tranne rarissimi casi, si permette di mettere in discussione; una volta ad esempio un mio conoscente aveva pubblicato un articolo di un tizio che aveva scritto che elioelestorie tese gli faceva schifo, e nel giro di qualche ora l’articolo stesso aveva ricevuto qualcosa come duecento commenti pieni di insulti al ragazzo in questione, e dicevano TUTTI la stessa cosa, cioè che elioelestorietese è un grandissimo musicista preparatissimo e laureato al conservatorio e che chiunque la pensi diversamente è un incompetente. Li ho letti uno per uno, quei commenti, e l’unico discordante era il mio. Ora, io quando avevo quindici anni ascoltavo elioelestorietese e avevo anche dei suoi dischi e credevo fosse veramente unscaccodivertente, poi per fortuna sono cresciuta e ho capito che era solo un presuntuoso imbecille che non ha nemmeno il coraggio di dire cazzoculofica, si limita a caccamerdapupù e al massimo sburramiccettegiornalididonnenude. E io ero una sua fan. E suono anche uno strumento, quindi un po’ la musica la conosco. Quante tra quelle persone che hanno scritto quei commenti sarebbero in grado di capire la citazione che ho fatto poc’anzi da una delle sue canzoni? Quanti di quelli lì sono diplomati al conservatorio? Probabilmente nessuno, ma siccome da qualche parte in qualche tempo (remoto, perchè si diceva già quando avevo quindici anni) è passato il meme che elioelestorietese è un gran musicistalaureatoalconservatorio nonostante canti merdacaccapupù, allora tutti quelli che hanno commentato quell’articolo si sono sentiti in diritto di insultare l’autore dell’articolo e con parole anche pesanti. Ecco cos’è “la massa”: un enorme gruppo di individui deficienti che parlano e agiscono secondo comunicati stampa.
          E gli individui che incontro tutti i giorni sono proprio quelle persone lì, come hai detto tu, ed è esattamente per questo che sono una misantropa che, se può, i discorsi dellagggente li evita. Al massimo parlo delle differenze tra ios e android.

  3. ok meno massa piu individui, ci sta.
    anche se funzioni come condividi, butta li un like fai parte di un gruppo etc. mi fanno pensare che l’unica intuizione vera di chi ha messo su il nuovo web sia stata di incentivare e assecondare una voglia di massa rispetto all’individualità.
    uno che incontro per strada o un mio amico è una persona a se stante, con le sue personalissime idee condivisibili o meno, alcune buone, alcune addirittura illuminanti, altre pericolose.
    Certo è che quando ritwitta o condivide tramite social vignette/fotomontaggi/sproloqui razzisti/pubblicitari/disinformati/dozzinali/inutili allora la sua individualità l’ha messa un attimo da parte ed è solo un like in piu di una gran massa di stronzi.
    Comunque darò un occhio al libro, ne ho già letti altri da te consigliati(altro genere ma c’hai sempre preso 😉 )
    cia

    • Sai nel libro di Thaleb si parla anche di bias, cioè del fatto che tendiamo a rafforzare le nostre convinzioni stando con quelli che la pensano come noi, l'”effetto pecorone”, come lo chiamo io.
      Ma restiamo sempre individui.

      Ah, Thaleb è uno sporco speculatore, sappiatelo.

  4. “nel giro di qualche ora l’articolo stesso aveva ricevuto qualcosa come duecento commenti pieni di insulti al ragazzo in questione, e dicevano TUTTI la stessa cosa, cioè che elioelestorietese è un grandissimo musicista preparatissimo e laureato al conservatorio e che chiunque la pensi diversamente è un incompetente”

    Vedi, l’asimmetria informativa è quel processo che fa si che di ogni fatto ci sia una parte che si vede e un’altra, forse anche più importante, che non si vede. Bastiat ne ha scritto un tomo a tal proposito, e Thaleb lo riprende in modo molto efficace.
    Thaleb scrive che le storie di successo sono importanti, ma sono ancora più importanti quelle che non vengono scritte, perché insegnano che il fallimento è più frequente e a volte rischioso del successo, soprattutto perché queste storie non vengono scritte.
    Probabilmente è vero che ci sono moltitudini di persone che acriticamente si aggregano al gregge e ne ripetono a pappagallo i commenti. Ma quel che non si vede è d’altra parte una moltitudine maggiore che ritiene Elio e le storie Tese nulla di ché, oppure un idiota, o uno molto sopravvalutato, o un istrione ma musicalmente irrilevante, e che non ha alcun interesse a dirlo, perché non la ritiene una faccenda di stato in cui impegnarsi e magari litigare o attirare insulti (perché il gregge su internet funziona così).

    Per capire di cosa sto parlando, immagina se un alieno scendesse sulla terra in un ospedale. Penserebbe che il genere umano è per lo più malato o moribondo. O se scendesse in un cimitero, penserebbe che l’umanità è quasi estinta.

  5. cara Lady G.,
    mo’ io prima o poi ritorno nelle tue galassie – ti metto tra i miei preferiti, mi sei piaciuta subito dopo che ti ho vista commentare su da stan.
    (non sto cercando di rimorchiare, so’ eterosessa convinta)

    bene, la mia storia invece è questa: io, utente anonima e per anni recidiva leggevo blogs su splinder quando ce n’erano ancora davvero un centinaio a malapena.

    Poi sono cresciuta, il mondo è stato invaso da facebook, e io resisto – ma poi mi è toccato aprirmi un blog quando davvero ormai non aveva più senso – per me, invece, senso ne ha ancora.
    Ho conosciuto dal vivo quelli che poi leggevo e a cui scrivevo e oh, ne avessi sbagliato uno.

    Quindi niente, tutto ciò per dirti che prima o poi ci incontreremo, cara.

    baci interstellari

    • Va’, ciao Lisa! Allora ti dico subito peccato perché una volta o l’altra mi piacerebbe rimorchare una tipazza eterosessuale (una libica sarebbe troppo facile), comunque ti mando foto con relativo numero di telefono così se vuoi girarla a qualche tua amica, magari poi cambi idea pure tu.
      Effettivamente noi caparbi bloggherz che non ci chiamiamo Selvaggia Lucarelli facciamo cose prive di senso, tipo scrivere cose che pochi leggono e, almeno nel mio caso, ancor meno sventurati commentano; eppure, da quando ho scoperto il merdaviglioso mondo della blogosfera (correva l’anno 2007) non ho potuto più farne a meno, e anche se a periodi mi sono sfavata poi alla fine sono sempre tornata all’ovile, più che altro perché sono snob e quindi preferisco un ambiente più intimo a quello da sagra della porchetta di Faccialibro.
      Va be’, ora passo anch’io da te a scuficchiare, e poi finisco di sfondarmi i timpani con Sausalito Summernights dei Diesel mentre faccio la terapia per la sciatica. Cia’!

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